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L come Lavanderia, ovvero l’arte di dominare i processi

L come LavanderiaIl bucato è un esempio di lavoro altamente frustrante (viene fatto per essere disfatto), infinito (anche se tutto venisse lavato, stirato e messo via, continueremmo a sporcare gli abiti che abbiamo indosso) e complesso (composto da una serie di operazioni diverse connesse tra loro); per tutti questi motivi rappresenta un ottimo case study di organizzazione.

La lavanderia genera frustrazione perché sfida il nostro lato perfezionista che ci spinge a voler vedere sempre la conclusione di ogni lavoro. Inoltre, il non poter venire mai a capo del processo ci fa sentire sopraffatti.

In presenza di una situazione di questo tipo, l’obiettivo non può essere “lavare tutto, stirare tutto, piegare tutto”, non durerebbe neanche cinque secondi! Ovviamente lo stesso discorso vale per qualsiasi occupazione domestica (e non) “never-ending”, sistemare la cucina, riordinare la casa, fare la spesa, preparare i pasti…

In tutti questi casi il risultato finale non è mai dato da un atto che si apre e si conclude, ma è un processo che continua all’infinito e che se gestito male tende a consumare più energie e tempo del dovuto.

Per restare nel tema del post, se mettiamo il nostro tempo a disposizione della lavanderia, siamo certi che verrà risucchiato totalmente senza, per altro, riuscire a terminare tutto il lavoro; se invertiamo il processo, probabilmente continueremo ad avere un mucchio di cose da lavare o stirare, ma il nostro tempo sarà salvo! Questo cambio di prospettiva permette di ribaltare la situazione e riprendere il controllo.

Ok, allora?

Fare il bucato non è un insieme di azioni a caso dal quale fuoriesce più o meno il risultato che vogliamo ottenere, ma è un sistema composto da una serie di azioni che, combinate in sequenza fra loro, portano al risultato desiderato.

Ogni processo, per quanto laborioso, può essere spezzato in tante piccole, gestibili, parti.

Pertanto cominciamo dalla fine, ovvero dal risultato che vogliamo ottenere, in questo caso cassetti ordinati con tutto il necessario per vestirsi e, procedendo a ritroso,  identifichiamo tutte le fasi necessarie fino all’inizio del processo:

RIPORRE, STIRARE/PIEGARE, LAVARE, SMISTARE, RACCOGLIERE.

Ora riavvolgiamo il nastro, partiamo dall’inizio, aggiungiamo il fattore “tempo” (e qualche regola di buon senso) e vediamo come trasformare delle azioni improvvisate in un sistema al nostro servizio.

  • Separare la biancheria prima del lavaggio: se non possediamo un locale lavanderia in cui sistemare i vari cesti, ci possiamo attrezzare con un contenitore già suddiviso, ad esempio, per bianchi, scuri e colorati (in caso, trovo molto utili, anche se non bellissimi, questi contenitori di Ikea, versatili e, soprattutto, impilabili). In questo modo si recupera tantissimo tempo e soprattutto ci si ritrova con il prossimo carico praticamente già pronto.
  • Appendiamo una borsa, da tenere a portata di mano, in cui mettere quei capi che devono essere portati in lavanderia e che non possono essere confusi con il resto del bucato.
  • Stabiliamo un momento della giornata ben preciso in cui mettere a lavare un carico di biancheria, per esempio al mattino prima di andare a lavorare o di dedicarsi ad altre faccende. L’importante è fare un carico al giorno.
  • Non laviamo a caso, ma stabiliamo un preciso programma di lavaggio settimanale; potrebbe essere chiari/scuri/colorati a rotazione, oppure una routine settimanale ben definita per ogni giorno della settimana, ad esempio:
    • lunedi/chiari
    • martedi/scuri
    • mercoledi/colorati
    • giovedi/lenzuola
    • venerdi/asciugamani
    • sabato/delicati

Qui e qui  ci sono alcuni esempi di programma settimanale per il bucato e qui c’è invece uno schema con la cadenza di lavaggio di vari tipi di biancheria, utile per stabilire una routine mensile, trimestrale o annuale (in inglese).

  • Prevediamo anche un piccolo cesto con biancheria da lavare prima possibile, in cui noi o i nostri familiari possiamo mettere, in attesa di essere lavati, quei capi che devono essere sempre disponibili, come ad esempio abbigliamento per fare sport, o divise di vario genere. In questo modo non rischieremo mai di rimanere senza qualche vestito fondamentale.
  • In un altro momento della giornata, per esempio a pomeriggio, scarichiamo la lavatrice e carichiamo l’asciugatrice (o stendiamo i panni), un’operazione di qualche minuto, ritirando e piegando i panni del bucato precedente.
  • Se non abbiamo tempo di stirare o piegare subito i panni, la soluzione è parcheggiare “momentaneamente” la biancheria in cesti suddivisi per persona o per stanza, in modo che, in caso di bisogno, si possa trovare subito e facilmente una maglietta o un paio di calzini. Anche qua Ikea ci viene in aiuto con il sistema ALGOT.
  • In caso di bucato abbondante (famiglie numerose, ritorni dalle vacanze…), lo stesso principio di distribuire il carico di lavoro su più giorni della settimana, può essere utilizzato anche con i panni da stirare; lunedì i vestiti dei bambini, martedi quelli della mamma, eccetera.
  • Naturalmente si può evitare di stirare o delegare ad altri l’attività. Altrimenti, una buona idea per risparmiare tempo è usare il vapore del ferro in “verticale” (è necessario avere un buon ferro da stiro, in grado di erogare un getto forte e continuo), appendendo camicie o abiti a una gruccia e “inondarli” letteralmente di vapore, senza toccare la stoffa: le pieghe si eliminano praticamente da sole. Stesso metodo, però in “orizzontale” può essere usato anche per magliette e pantaloni; una volta erogato il vapore, si usano le mani per distendere le grinze. Chiaramente è necessario avere una buona tolleranza alla piega e avere presente che l’obiettivo non è avere un bucato perfetto, ma evitare di perdere tempo in un’attività necessaria ma che non deve diventare fine a sè stessa.
  • Infine non resta altro da fare che riporre gli abiti. Anche qui, il principio è lo stesso; riponendo ogni giorno il bucato (quello del carico giornaliero, o quello del membro della famiglia o la biancheria che appartiene ad una determinata stanza, se si è optato per il secondo sistema) non ci saranno più cassetti vuoti!

Si può trovare un metodo molto simile anche qui; l’autrice suggerisce di provare questo metodo per 28 giorni per riacquistare il controllo totale del bucato e togliersi il pensiero fisso.

Alla fine di tutto questo processo non avremo purtroppo i cesti della biancheria tutti vuoti, ma saremo noi a controllare il processo e non più lui che controlla noi (e la sensazione, te lo garantisco, è completamente diversa!)

Ti ho convinto??

 

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