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Q come Quotes (incitanti citazioni)

Le citazioni sono importanti, condensano in poche parole contenuti che vanno dritto al cuore. Nell’organizzazione, così come in ogni ambito legato alla crescita (personale, professionale) se ne fa largo uso. Parlano per noi, ci aiutano, ci sostengono, ci indirizzano.

Quella che segue è una lista delle mie cinque citazioni preferite: in cima alla lista naturalmente non può che esserci quella che ha ispirato Imperfetto Ordine.

L’organizzazione non riguarda la perfezione: riguarda l’efficienza, la riduzione dello stress e del disordine, risparmio di tempo e denaro e miglioramento della qualità della vita complessiva”

C. Scalise, Professional Organizer

Perchè l’ho scelta: come abbiamo già visto, spesso si tende a confondere l’organizzazione con la perfezione o la rigidità mentale e ad identificare le persone organizzate come “perfettine” e maniache dell’ordine. L’organizzazione non serve a nulla se non è orientata al miglioramento della qualità della vita e se non è finalizzata a trovare il tempo per le nostre priorità.

“Nel riordino, l’importante non è scegliere cosa buttare, ma cosa tenere.”  

M. Kondo, “96 lezioni di felicità”

Perchè l’ho scelta: quando riordiniamo siamo sempre ossessionati dall’idea di dovere eliminare (buttare, donare, riciclare), cosa che scatena spesso una certa ansia, mentre ben più importante sarebbe in realtà chiedersi cosa vogliamo tenere. Il criterio di scelta che sta alla base può essere rappresentato dalla gioia che un certo oggetto è ancora in grado di donare, come insegna la Kondo, oppure dalla sua funzionalità o utilità, non fa molta differenza, l’importante è mantenere il focus su ciò che scegliamo di continuare a mantenere.

“Che cosa faresti, se non avessi paura?”

S. Johnson, “Chi ha spostato il mio formaggio?”

Perchè l’ho scelta: credo che questa frase sia molto potente, forse perché è così breve, così immediata. Sta di fatto che tutte le volte che la leggo ho l’impressione di ricevere una scrollata! Il libro da cui è tratta parla di cambiamento, della paura che spesso ci accompagna quando lo subiamo e di quella che ci frena quando a voler cambiare invece siamo noi. In ambito organizzativo ho incontrato questa paura molte volte, dietro a un abito, a vecchie foto, alla confusione sugli scaffali. La paura è come uno schermo opaco che sta davanti al cambiamento; si può intuire la forma del nostro futuro, ma solo togliendola di mezzo si vede con chiarezza!

“Il disordine non è solo roba sul pavimento. E’ qualsiasi cosa che sta fra te e la vita che vuoi vivere.”

Peter Walsh, Professional Organizer

Perchè l’ho scelta: questa frase va proprio a braccetto con quella precedente. Le persone sono spesso bloccate dalla paura non solo di lasciare andare, ma anche di dover prendere decisioni che rendano possibile la trasformazione. Liberarsi di vestiti che, anche se sono ancora della nostra misura, non ci rappresentano più, ha molto a che fare con il lasciare andare la persona che siamo state, accettare quello che siamo oggi e dare spazio a chi vorremo essere domani. Il disordine, poi, toglie energie e confonde i pensieri; tutto il marasma che abbiamo intorno non fa altro che tenerci inchiodati fra passato e presente, nella staticità di una sicurezza che è solo apparente e che, sotto sotto, non desideriamo più. 

“Non ho tempo” è la versione adulta di “Il cane ha mangiato i compiti.”

Anonimo

Perchè l’ho scelta: questa citazione riassume perfettamente il senso dell’età adulta, quando diventi il genitore di te stesso e ciò nonostante continui a raccontar(ti) balle come se avessi ancora 8 anni! Dietro a questa frase si nascondono le scuse più bieche per non fare quello che in fondo, ma neanche tanto, sappiamo di dover fare. Questa citazione mi ha chiarito il vero significato della parola “priorità”. Da piccola mi chiedevo di quali “cose importanti” sarebbe stata piena la mia agenda di adulta; ora che lo sono diventata, scopro con amarezza che, spesso, la mia lista è piena sì di priorità, ma di altri! Allora “non ho tempo” diventa un comodo alibi per non mettere in discussione gli equilibri, per non impegnarsi più di tanto e per non cambiare ritmi e abitudini dannose, scaricando all’esterno la responsabilità.

Queste erano le mie “top five” citazioni di organizzazione preferite, quali sono le tue? Condividile con me!

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L come Lavanderia, ovvero l’arte di dominare i processi

L come LavanderiaIl bucato è un esempio di lavoro altamente frustrante (viene fatto per essere disfatto), infinito (anche se tutto venisse lavato, stirato e messo via, continueremmo a sporcare gli abiti che abbiamo indosso) e complesso (composto da una serie di operazioni diverse connesse tra loro); per tutti questi motivi rappresenta un ottimo case study di organizzazione.

La lavanderia genera frustrazione perché sfida il nostro lato perfezionista che ci spinge a voler vedere sempre la conclusione di ogni lavoro. Inoltre, il non poter venire mai a capo del processo ci fa sentire sopraffatti.

In presenza di una situazione di questo tipo, l’obiettivo non può essere “lavare tutto, stirare tutto, piegare tutto”, non durerebbe neanche cinque secondi! Ovviamente lo stesso discorso vale per qualsiasi occupazione domestica (e non) “never-ending”, sistemare la cucina, riordinare la casa, fare la spesa, preparare i pasti…

In tutti questi casi il risultato finale non è mai dato da un atto che si apre e si conclude, ma è un processo che continua all’infinito e che se gestito male tende a consumare più energie e tempo del dovuto.

Per restare nel tema del post, se mettiamo il nostro tempo a disposizione della lavanderia, siamo certi che verrà risucchiato totalmente senza, per altro, riuscire a terminare tutto il lavoro; se invertiamo il processo, probabilmente continueremo ad avere un mucchio di cose da lavare o stirare, ma il nostro tempo sarà salvo! Questo cambio di prospettiva permette di ribaltare la situazione e riprendere il controllo.

Ok, allora?

Fare il bucato non è un insieme di azioni a caso dal quale fuoriesce più o meno il risultato che vogliamo ottenere, ma è un sistema composto da una serie di azioni che, combinate in sequenza fra loro, portano al risultato desiderato.

Ogni processo, per quanto laborioso, può essere spezzato in tante piccole, gestibili, parti.

Pertanto cominciamo dalla fine, ovvero dal risultato che vogliamo ottenere, in questo caso cassetti ordinati con tutto il necessario per vestirsi e, procedendo a ritroso,  identifichiamo tutte le fasi necessarie fino all’inizio del processo:

RIPORRE, STIRARE/PIEGARE, LAVARE, SMISTARE, RACCOGLIERE.

Ora riavvolgiamo il nastro, partiamo dall’inizio, aggiungiamo il fattore “tempo” (e qualche regola di buon senso) e vediamo come trasformare delle azioni improvvisate in un sistema al nostro servizio.

  • Separare la biancheria prima del lavaggio: se non possediamo un locale lavanderia in cui sistemare i vari cesti, ci possiamo attrezzare con un contenitore già suddiviso, ad esempio, per bianchi, scuri e colorati (in caso, trovo molto utili, anche se non bellissimi, questi contenitori di Ikea, versatili e, soprattutto, impilabili). In questo modo si recupera tantissimo tempo e soprattutto ci si ritrova con il prossimo carico praticamente già pronto.
  • Appendiamo una borsa, da tenere a portata di mano, in cui mettere quei capi che devono essere portati in lavanderia e che non possono essere confusi con il resto del bucato.
  • Stabiliamo un momento della giornata ben preciso in cui mettere a lavare un carico di biancheria, per esempio al mattino prima di andare a lavorare o di dedicarsi ad altre faccende. L’importante è fare un carico al giorno.
  • Non laviamo a caso, ma stabiliamo un preciso programma di lavaggio settimanale; potrebbe essere chiari/scuri/colorati a rotazione, oppure una routine settimanale ben definita per ogni giorno della settimana, ad esempio:
    • lunedi/chiari
    • martedi/scuri
    • mercoledi/colorati
    • giovedi/lenzuola
    • venerdi/asciugamani
    • sabato/delicati

Qui e qui  ci sono alcuni esempi di programma settimanale per il bucato e qui c’è invece uno schema con la cadenza di lavaggio di vari tipi di biancheria, utile per stabilire una routine mensile, trimestrale o annuale (in inglese).

  • Prevediamo anche un piccolo cesto con biancheria da lavare prima possibile, in cui noi o i nostri familiari possiamo mettere, in attesa di essere lavati, quei capi che devono essere sempre disponibili, come ad esempio abbigliamento per fare sport, o divise di vario genere. In questo modo non rischieremo mai di rimanere senza qualche vestito fondamentale.
  • In un altro momento della giornata, per esempio a pomeriggio, scarichiamo la lavatrice e carichiamo l’asciugatrice (o stendiamo i panni), un’operazione di qualche minuto, ritirando e piegando i panni del bucato precedente.
  • Se non abbiamo tempo di stirare o piegare subito i panni, la soluzione è parcheggiare “momentaneamente” la biancheria in cesti suddivisi per persona o per stanza, in modo che, in caso di bisogno, si possa trovare subito e facilmente una maglietta o un paio di calzini. Anche qua Ikea ci viene in aiuto con il sistema ALGOT.
  • In caso di bucato abbondante (famiglie numerose, ritorni dalle vacanze…), lo stesso principio di distribuire il carico di lavoro su più giorni della settimana, può essere utilizzato anche con i panni da stirare; lunedì i vestiti dei bambini, martedi quelli della mamma, eccetera.
  • Naturalmente si può evitare di stirare o delegare ad altri l’attività. Altrimenti, una buona idea per risparmiare tempo è usare il vapore del ferro in “verticale” (è necessario avere un buon ferro da stiro, in grado di erogare un getto forte e continuo), appendendo camicie o abiti a una gruccia e “inondarli” letteralmente di vapore, senza toccare la stoffa: le pieghe si eliminano praticamente da sole. Stesso metodo, però in “orizzontale” può essere usato anche per magliette e pantaloni; una volta erogato il vapore, si usano le mani per distendere le grinze. Chiaramente è necessario avere una buona tolleranza alla piega e avere presente che l’obiettivo non è avere un bucato perfetto, ma evitare di perdere tempo in un’attività necessaria ma che non deve diventare fine a sè stessa.
  • Infine non resta altro da fare che riporre gli abiti. Anche qui, il principio è lo stesso; riponendo ogni giorno il bucato (quello del carico giornaliero, o quello del membro della famiglia o la biancheria che appartiene ad una determinata stanza, se si è optato per il secondo sistema) non ci saranno più cassetti vuoti!

Si può trovare un metodo molto simile anche qui; l’autrice suggerisce di provare questo metodo per 28 giorni per riacquistare il controllo totale del bucato e togliersi il pensiero fisso.

Alla fine di tutto questo processo non avremo purtroppo i cesti della biancheria tutti vuoti, ma saremo noi a controllare il processo e non più lui che controlla noi (e la sensazione, te lo garantisco, è completamente diversa!)

Ti ho convinto??

 

A come Ambiente

L’organizzazione è come un abito di alta sartoria, più è cucito addosso, più sta bene. Ovvero, il significato di questa parola non è lo stesso per tutti.

Ho pensato quindi di scrivere  una serie di post sulle parole dell’organizzazione, senza la pretesa  di darne un’unica interpretazione  e perciò ecco qui la lettera “A”, per cominciare proprio dal principio.

ambiente

Un luogo speciale

Per “ambiente” intendo il luogo in cui trascorriamo la maggior parte del tempo, come l’ufficio, la scuola, la casa, o una sua stanza particolare, spesso attorniati dal disordine o dalla confusione.

Un ambiente colmo di cianfrusaglie e oggetti fuori posto è “chiassoso” anche se vi è silenzio e ogni volta che lo sguardo si sposta sugli oggetti che sono sparpagliati ovunque, una parte della nostra energia, che dovrebbe essere invece convogliata verso attività piacevoli e rigeneranti, si disperde.

Per capire l’effetto che il riordino può avere sulla  nostra riserva energetica, basta pensare alla sensazione che si prova quando si apre la porta della camera di un hotel; la vista della stanza riordinata, arieggiata e soprattutto con tutte le superfici libere ci fa sentire immediatamente rilassati. Nessun oggetto di cui occuparsi, nessuna decisione da prendere, nessun pensiero, tranne noi e il motivo per cui ci troviamo lì.

 Se l’ambiente in cui trascorriamo le nostre giornate non assomiglia per niente all’ideale che abbiamo in mente, cosa possiamo fare?

Alcune considerazioni

  1. Poniti al centro della stanza. Che sensazione provi quando ti trovi lì? Quella stanza aggiunge o sottrae energie alla tua mente?
  2. Cosa non funziona? Se la sensazione che prevale è il disagio, cerca di capire da che cosa è determinato. Dal numero di oggetti? Dal fatto che non hanno una collocazione propria? O forse dai ricordi che evocano?
  3. Cosa funziona? Non è necessario cambiare quello che funziona bene. Se alcune zone sono già organizzate in armonia con le nostre abitudini e gli oggetti sono sistemati in modo da essere a portata di mano quando servono, non c’è motivo di cambiarne la disposizione.
  4. Il punto di origine. Se potessi intervenire in maniera radicale, ad esempio svuotando completamente la stanza, da dove cominceresti?
  5. Spazio condiviso. Se il disordine non è un tuo problema, ma piuttosto è il problema di chi condivide lo spazio con te, non è bene imporre un “riordino forzato”. E’ meglio limitarsi ad intervenire solo sullo spazio che è sotto il nostro diretto controllo, un cassetto, una scrivania, un armadio. Così come il disordine, anche l’ordine ha la tendenza a propagarsi.

Hai mai considerato la connessione fra il tuo ambiente  e la tua energia? Oppure riesci a scindere le due cose e a non farti influenzare da quello che ti circonda?

 

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