S come Sistema (un Sistema è per sempre)

I sistemi sono il punto di arrivo di una buona organizzazione e funzionano perchè contrastano la tendenza della nostra mente a chiudere i cerchi aperti.

Ma come?? Fino ad ora non abbiamo fatto altro che parlare di quanto l’organizzazione aiuti a trovare la pace proprio chiudendo sti benedetti cerchi e ora affermiamo l’esatto contrario? Esatto, seguimi e ti dirò perchè!

Un sistema è un insieme di operazioni, ottimizzato e ripulito da tutte le sbavature possibili, che permette di portare a termine un compito, solitamente complesso e frustrante, più velocemente e senza fare fatica.

In organizzazione è sempre meglio lavorare sui sistemi piuttosto che sulle soluzioni estemporanee perchè, una volta messo a punto, un sistema  può essere trasferito sia in altri luoghi che ad altre persone, senza dover reinventare la ruota ogni volta. Su questo concetto si fonda la base, anche educativa, del professional organizing: aiutare le persone a trovare soluzioni personalizzate che possono quindi essere replicate con successo.

Un sistema  insomma è per sempre. Anche cambiando location, infatti,  è molto probabile che il metodo che abbiamo messo a punto funzionerà o potrà divenire comunque un’ottima base di partenza per la realizzazione di un altro processo. I sistemi richiedono tempo per essere costruiti, ma  ripagano presto in temini di serenità, tempo ritrovato e migliore qualità di vita.

Con un metodo si può studiare, lavorare, portare a termine progetti piccoli e grandi, ma è soprattutto quando dobbiamo gestire processi interminabili che il sistema dà il meglio di sè (tipico caso, il bucato, ne abbiamo parlato in un post apposito proprio qui, ma in genere qualsiasi lavoro fatto per essere disfatto oppure ripetuto all’infinito) perchè, focalizzando l’attenzione su un solo aspetto alla volta, azzera l’ansia del risultato

Torniamo ai nostri cerchi aperti: quando abbiamo tante cose da fare ci sentiamo sopraffatti non tanto per la mole di lavoro, ma soprattutto per non sapere come o quando portare a termine tutto quanto. Non lo dico io, ma il geniale David Allen, che sulla creazione di un sistema “blindato” per gestire il flusso di lavoro ha costruito tutta la sua carriera.

In realtà l’attitudine della nostra mente a voler portare a ternine tutte le operazioni iniziate in sè non è nè buona nè cattiva, è semplicemente uno “stato” che va compreso per poi essere usato a nostro vantaggio. 

I cerchi aperti, è vero, succhiano via tanta energia,  ma se questi cerchi sono stati aperti grazie a un sistema questo non accade, o accade molto meno, perchè ogni sequenza è definita, conosciamo il prossimo passo e sappiamo di poterci fermare e ripartire in ogni momento. Lo stesso discorso, oltre che per il tempo, vale anche per lo spazio: se la casa è organizzata con un sistema logico, potrà essere solo momentaneamente disordinata, basterà la metà del tempo, ma anche meno, per riportare ordine e tranquillità.

I sistemi che uso per facilitarmi la vita sono tanti, ma quelli che preferisco sono  il GTD , le liste pronte (per il mare, per il centro estivo, per la valigia, per la borsa dell’ufficio) e le routines domestiche di cui abbiamo parlato nel post precedente; il primo mi aiuta a gestire tutta la vita familiare e lavorativa piena di impegni e di cose da ricordare, con le liste riesco a muovermi più velocemente e grazie alle routine domestiche la montagna del bucato non mi ha ancora seppellita.

Ora sono curiosa di sapere se anche tu utilizzi qualche sistema creato da te o da altri per portare a termine le cose a casa e sul lavoro, se ti va puoi condividerlo nei commenti!

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R come Routines (il tuo pilota automatico)

Da bambina, mentre aspettavo la mamma dalla parrucchiera, leggevo spesso i settimanali femminili e, al tempo, mi pareva che la cosa da fuggire come la peste fosse la temutissima “routine matrimoniale”, causa di innumerevoli naufragi di coppia.

Perciò sono cresciuta pensando che “routine=male”, concetto che, unito a quello di “faccio quello che mi sento” ha caratterizzato tutta la mia adolescenza e buona parte dell’età adulta con il risultato di rendere le mie giornate una sorta di affannata corsa agli ostacoli, tra appuntamenti mancati e scadenze centrate per miracolo.

Quando l’arrivo di tre figli, quasi in contemporanea, ha fatto saltare anche quei pochi schemi che c’erano – si stava svegli di notte e non si dormiva di giorno, le lavatrici si accumulavano perchè non c’era tempo di stendere, andare a fare la spesa con un neonato, un bambino di due anni e uno di poco più di tre, era una missione di guerra e, se andavo da sola, una corsa contro il tempo – ho cominciato ad affondare.

E mentre le onde della mia vita familiare senza controllo e senza regole si abbattevano sulle mie giornate, ho capito che le routines ci avrebbero salvato tutti, a dispetto di quello che “Confidenze” mi aveva inculcato in testa a colpi di bigodini.

Il mio viaggio nell’organizzazione è iniziato così, con la creazione di tre semplici sequenze: una mattutina (vestirsi – tutti quanti, svuotare la lavastoviglie, fare una lavatrice), una pomeridiana (stendere la lavatrice, preparare la cena) e una serale (svuotare il lavello, caricare la lavastoviglie, preparare i vestiti per l’indomani).

L’idea non è mia, ma di Flylady, alias Marla Cilley, casalinga deragliata che, dopo aver ritrovato la retta via, ha messo gratuitamente a disposizione di altre donne in difficoltà il suo geniale sistema di organizzazione domestica basato su facili routines che si declinano sulla giornata, sulla settimana e sul mese.

E’ così che le routines sono diventate la struttura portante della mia famiglia, un secondo cervello, un’invisibile Mary Poppins che ci sveglia, svuota la lavastoviglie, fa la spesa, il bucato, passa in lavanderia, riordina e pulisce, mentre noi genitori lavoriamo, ci dedichiamo ai bambini e liberiamo tempo per ricaricare le energie e fare quello che più ci piace.

Alla base c’è un concetto molto semplice

Perchè perdere tempo ed energie per pensare ogni volta da capo a cosa deve essere fatto ogni giorno, in quale momento e in quale ordine per rendere più scorrevole la vita quotidiana? Basta fare lo sforzo una volta sola e si risolvono un sacco di problemi.

Possiamo impiegare il nostro tempo in una maniera migliore che non sia correre dietro a tutto “come un pollo senza testa” (pittoresca frase di Marla!)

E’ lo stesso concetto che abbiamo già trattato nella delega: evitare inutili dispersioni di energie in attività a basso valore aggiunto per poterle concentrare in occupazioni che fanno la differenza nella nostra vita.

Il vero plus delle routines è che una volta impostate, ci aiutano a rimanere sui binari anche in periodi di stress, stanchezza o confusione; in caso di eventi imprevisti che rivoluzionano la nostra giornata, possiamo scendere e risalire dal treno delle routines senza nessun problema, riprendendo esattamente dal punto in cui abbiamo lasciato.

Avere dei ritmi prestabiliti, non significa che non si possa improvvisare o che la vita diventi noiosa e prevedibile: avere un percorso già tracciato, non impedisce infatti di fare deviazioni per ammirare un bel panorama!

Hai mai pensato al potere positivo delle routines o sei stato condizionato anche tu, come me, a vederne solo i lati negativi? Hai mai adottato delle consuetudini per semplificarti le giornate? Raccontami cosa ne pensi nei commenti!

Q come Quotes (incitanti citazioni)

Le citazioni sono importanti, condensano in poche parole contenuti che vanno dritto al cuore. Nell’organizzazione, così come in ogni ambito legato alla crescita (personale, professionale) se ne fa largo uso. Parlano per noi, ci aiutano, ci sostengono, ci indirizzano.

Quella che segue è una lista delle mie cinque citazioni preferite: in cima alla lista naturalmente non può che esserci quella che ha ispirato Imperfetto Ordine.

L’organizzazione non riguarda la perfezione: riguarda l’efficienza, la riduzione dello stress e del disordine, risparmio di tempo e denaro e miglioramento della qualità della vita complessiva”

C. Scalise, Professional Organizer

Perchè l’ho scelta: come abbiamo già visto, spesso si tende a confondere l’organizzazione con la perfezione o la rigidità mentale e ad identificare le persone organizzate come “perfettine” e maniache dell’ordine. L’organizzazione non serve a nulla se non è orientata al miglioramento della qualità della vita e se non è finalizzata a trovare il tempo per le nostre priorità.

“Nel riordino, l’importante non è scegliere cosa buttare, ma cosa tenere.”  

M. Kondo, “96 lezioni di felicità”

Perchè l’ho scelta: quando riordiniamo siamo sempre ossessionati dall’idea di dovere eliminare (buttare, donare, riciclare), cosa che scatena spesso una certa ansia, mentre ben più importante sarebbe in realtà chiedersi cosa vogliamo tenere. Il criterio di scelta che sta alla base può essere rappresentato dalla gioia che un certo oggetto è ancora in grado di donare, come insegna la Kondo, oppure dalla sua funzionalità o utilità, non fa molta differenza, l’importante è mantenere il focus su ciò che scegliamo di continuare a mantenere.

“Che cosa faresti, se non avessi paura?”

S. Johnson, “Chi ha spostato il mio formaggio?”

Perchè l’ho scelta: credo che questa frase sia molto potente, forse perché è così breve, così immediata. Sta di fatto che tutte le volte che la leggo ho l’impressione di ricevere una scrollata! Il libro da cui è tratta parla di cambiamento, della paura che spesso ci accompagna quando lo subiamo e di quella che ci frena quando a voler cambiare invece siamo noi. In ambito organizzativo ho incontrato questa paura molte volte, dietro a un abito, a vecchie foto, alla confusione sugli scaffali. La paura è come uno schermo opaco che sta davanti al cambiamento; si può intuire la forma del nostro futuro, ma solo togliendola di mezzo si vede con chiarezza!

“Il disordine non è solo roba sul pavimento. E’ qualsiasi cosa che sta fra te e la vita che vuoi vivere.”

Peter Walsh, Professional Organizer

Perchè l’ho scelta: questa frase va proprio a braccetto con quella precedente. Le persone sono spesso bloccate dalla paura non solo di lasciare andare, ma anche di dover prendere decisioni che rendano possibile la trasformazione. Liberarsi di vestiti che, anche se sono ancora della nostra misura, non ci rappresentano più, ha molto a che fare con il lasciare andare la persona che siamo state, accettare quello che siamo oggi e dare spazio a chi vorremo essere domani. Il disordine, poi, toglie energie e confonde i pensieri; tutto il marasma che abbiamo intorno non fa altro che tenerci inchiodati fra passato e presente, nella staticità di una sicurezza che è solo apparente e che, sotto sotto, non desideriamo più. 

“Non ho tempo” è la versione adulta di “Il cane ha mangiato i compiti.”

Anonimo

Perchè l’ho scelta: questa citazione riassume perfettamente il senso dell’età adulta, quando diventi il genitore di te stesso e ciò nonostante continui a raccontar(ti) balle come se avessi ancora 8 anni! Dietro a questa frase si nascondono le scuse più bieche per non fare quello che in fondo, ma neanche tanto, sappiamo di dover fare. Questa citazione mi ha chiarito il vero significato della parola “priorità”. Da piccola mi chiedevo di quali “cose importanti” sarebbe stata piena la mia agenda di adulta; ora che lo sono diventata, scopro con amarezza che, spesso, la mia lista è piena sì di priorità, ma di altri! Allora “non ho tempo” diventa un comodo alibi per non mettere in discussione gli equilibri, per non impegnarsi più di tanto e per non cambiare ritmi e abitudini dannose, scaricando all’esterno la responsabilità.

Queste erano le mie “top five” citazioni di organizzazione preferite, quali sono le tue? Condividile con me!

P come Pianificare (già lo fai, ma non te ne rendi conto)

P come pianificare_blogNonostante il nostro cervello sia una macchina creata per pianificare e “prevedere” il futuro in maniera pressoché continua, alcuni di noi trovano estrema difficoltà nel farlo in modo sistematico.

Dal momento in cui apriamo gli occhi fino a quando andiamo a dormire il nostro cervello non fa altro che progettare e immaginare il futuro: dal prossimo istante (finisco la relazione e mi prendo un caffè/ ora faccio la lavastoviglie poi telefono a Marta) a interi mesi o anni (dopo il diploma mi iscrivo a medicina/entro i  prossimi cinque anni voglio cambiare lavoro)…pianifichiamo perfino i passi che stiamo per fare con i nostri stessi piedi, per evitare di cadere o inciampare per le scale….pianifichiamo continuamente, ma lo facciamo per lo più in maniera inconsapevole.

Sembra strano, ma essere coscienti del processo che sta dietro a certi atti che svolgiamo automaticamente non è scontato. Per alcuni riuscire a smontare questo automatismo e saperlo ricomporre in maniera consapevole può risultare abbastanza difficile (io sono una di quelli, per esempio).

Tuttavia la capacità di programmare è importantissima e la sua carenza è spesso causa di grossi guai! E visto che è un’abilità innata che, più o meno, tutti abbiamo, altrimenti ci saremmo già estinti, vediamo insieme qualche consiglio per iniziare a farlo in maniera intenzionale.

Come pianificare

1. Trovare il momento giusto

Pianificare è un’abitudine e come tale si può apprendere: per facilitare il processo possiamo darci qualche piccola regoletta come scegliere un giorno alla settimana da dedicare a questa attività (possibilmente sempre lo stesso), per esempio la domenica mattina mentre sorseggiamo il caffè oppure una sera con calma durante la settimana. E non occorrono due ore libere; un timer e 15 minuti di tempo sono più che sufficienti.

2. Cosa pianificare

All’inizio è meglio partire con una pianificazione minima, che riguardi cioè poche cose. Col passare del tempo poi, quando programmare sarà diventata una piacevole abitudine, possono essere via via aggiunti altri step; ad esempio, possiamo cominciare con il trascrivere su un planner le attività settimanali della famiglia e in un secondo momento provare ad aggiungere cose più complesse, come la pianificazione dei menu.

Oppure, al lavoro, possiamo cominciare decidendo a priori quali giorni dedicare a una determinata attività e quali ad un’altra, a seconda del “carico” prevedibile del lavoro.

Ad esempio il lunedi, si sa, è dura per tutti, tuttavia siamo sicuramente “più freschi” che non il venerdi, giorno in cui il cazzeggio ha più probabilità di manifestarsi e di mandare all’aria i nostri preziosi piani come farebbe un diabetico in gelateria! Potrebbe pertanto avere senso concentrare le attività più impegnative nella prima parte della settimana e quelle più leggere o ripetitive verso la seconda parte; un grande classico della vita d’ufficio, non a caso, è fare l’archivio di venerdi! 🙂

Quando diventeremo cintura nera di pianificazione, potremo azzardarci anche ad organizzare la scansione dell’intera giornata.

3. Dal generale al particolare

Finora abbiamo parlato di pianificazione soprattutto legata ad attività di “routine” (lavoro, famiglia), ma come dobbiamo comportarci se si tratta invece del raggiungimento di un particolare traguardo?

Prendiamo come esempio la frase “voglio essere più in forma”: per pianificare correttamente un obiettivo di questo tipo è necessario tradurre queste parole in qualcosa di specifico, misurabile e realistico, come per esempio “entro il prossimo anno voglio riuscire a correre per dieci chilometri” , oppure “voglio dimagrire 5 chili in tre mesi” spezzando il percorso in piccole tappe in modo da verificare in ogni momento quanto siamo vicini alla meta e aggiustare il tiro.

E se non ce la faccio?

Significa solo che non hai ancora trovato il momento o il sistema giusto per te, oppure che l’obiettivo che ti eri posto non era realistico o ben formulato. L’importante è quindi cambiare giorno, sistema o rinegoziare le condizioni, senza fare scattare nessun brutto giudizio su noi stessi. Del resto alla lettera P dell’alfabeto dell’organizzazione ci sono anche le parole “Personalizzare” e “Perdonarsi”! 😉

Ti piace pianificare oppure la trovi un’attività barbosa? Hai mai provato ad accostare il momento della pianificazione a qualcosa di piacevole come il tuo telefilm preferito o una tisana rilassante? Sono curiosa, fammi sapere nei commenti cosa ne pensi!

O come Oli Essenziali (che aiutano a essere più organizzati)

O come Oli essenziali

Arrivati fin qui abbiamo capito che l’organizzazione è un modo di essere più che un traguardo, è un viaggio che si può percorrere con tanti mezzi, uno dei quali è rappresentato appunto dagli oli essenziali.

Cosa accomuna oli essenziali e organizzazione?

Chi ama l’organizzazione prima o poi si imbatte negli oli essenziali, un po’ per il legame con l’ordine e la pulizia, sempre più ecologica, un po’ per il desiderio di mantenere un equilibrio fra il nostro mondo esteriore e quello interiore.

L’organizzazione è in grado di migliorare tantissimo la qualità del tempo trascorso in casa o al lavoro grazie ad ambienti ordinati, puliti e funzionali, oggetti al proprio posto e in giusta quantità; gli oli essenziali agiscono amplificando tale sensazione di benessere o stimolando la migliore risposta a uno stato di apatia, aggressività o spossatezza fisica e mentale.

Perciò, quando l’aria, a casa o in ufficio, si fa “pesante” o c’è bisogno di uno stimolo a produrre di più o meglio, gli oli essenziali rappresentano un validissimo aiuto, perchè permettono di agire direttamente sull’ambiente e sullo stato d’animo, nostro e di chi, volontariamente o meno, trascorre insieme a noi il proprio tempo.

Gli oli essenziali…essenziali!

Secondo Valerie Ann Worwood, autrice di “Guida Completa all’Aromaterapia” gli oli più utili e versatili da tenere a portata di mano, sono dieci: camomilla, eucalipto, chiodi di garofano, geranio, lavanda, limone, menta piperita, rosmarino, tea tree e timo.

Tralasciando quelli dalle proprietà spiccatamente curative, vediamo quali sono le essenze  da tenere a portata di naso per “cambiare aria” a casa e in ufficio,  da usare soli o in combinazione tra loro, facendo leva sugli effetti emozionali per stimolare la produttività o per calmare un collega particolarmente bizzoso!

Camomilla: indicata per gli stati nervosi e depressivi, sedativa e calmante. Adatta per tutti coloro che si alterano facilmente, i collerici, gli scontenti cronici. Armonizza bene con Lavanda.

Eucalipto: deodorante, rinfrescante, antivirale. Aumenta la concentrazione e stimola il pensiero logico. “Raffredda” gli animi eccitati. Armonizza bene con Limone e Lavanda.

Lavanda: antidepressivo e sedativo, antistress, allevia la tensione premestruale. E’ in grado di neutralizzare gli umori estremi ed è di aiuto alle persone che faticano a trovare il proprio equilibrio. Armonizza bene con Limone, Camomilla, Eucalipto, Menta.

Limone: tonico, rigenerante. Favorisce la concentrazione, la comprensione e la memoria. Utile per chiarire le idee nei momenti di indecisione e conflitto interiore. Stimola la concentrazione e apporta gioia nel lavoro intellettuale. Armonizza bene con Lavanda, Eucalipto e Rosmarino.

Menta: utile contro l’affaticamento mentale e antistress. Stimola la concentrazione e la memoria. Armonizza bene con Eucalipto, Lavanda e Rosmarino.

Rosmarino: stimolante fisico e mentale, antistress. Stimola il raccoglimento e la concentrazione. Potenzia lo studio, soprattutto per quanto concerne nozioni, numeri e nomi. Armonizza bene con Menta e Limone.

Piccola bibliografia per approfondire:

  • Valerie Ann Worwood, “Guida Completa all’Aromaterapia”, Macroedizioni;
  • Julia Lawless, Enciclopedia degli oli essenziali, Tecniche nuove;
  • Susanne Fischer-Rizzi, Profumi celestiali, Tecniche nuove.

Bene, ora non resta che fare qualche piccolo esperimento, mettendo qualche goccia su un fazzolettino o un batuffolo di cotone, scommetto che le cavie non mancano!

Avevi mai pensato alla possibilità di influire sull’ambiente circostante o sulle tue facoltà intellettuali con gli oli essenziali? Prova, e fammi sapere nei commenti come va!

 

 

 

N come (dimmi di) No

N come No

Dire sempre “Si” e caricarsi dell’ennesimo impegno in un’agenda già densa è l’equivalente del tornare a casa con un altro oggetto che non sappiamo dove mettere e che andrà ad accumularsi a tutti quelli che già appesantiscono l’ambiente che ci circonda, succhiando via il nostro tempo e la nostra energia.

Il legame fra lo spazio e il tempo è talmente stretto che spesso ci rapportiamo a entrambi con la stessa modalità, anche se non ce ne rendiamo conto.

Così come non riusciamo a resistere all’ennesimo maglioncino o al formidabile attrezzo ginnico che pensiamo sia in grado di appiattirci la pancia con la sua sola presenza in casa nostra, altrettanto pensiamo di non poter tollerare le conseguenze di un rifiuto da parte della persona che lo riceve.

In entrambi i casi, non siamo riusciti a dire “No”.

Cause…

Cosa si nasconde dietro la difficoltà di pronunciare questa parolina così breve ma così terribile è materia da psicologo e in rete si trovano tanti articoli che scandagliano tutte le cause dell’incapacità di opporsi al volere degli altri, prima fra tutte la paura di deludere chi crede in noi, segue quella di rompere equilibri consolidati, la paura della pressione sociale, l’onnipresente senso di colpa e quella di rovinare i rapporti.

Qualunque sia il motivo che ci blocca, quello che veramente ci interessa è come riuscire ad affermare la nostra volontà senza temere le conseguenze della scelta fatta.

…. e rimedi!

Per farlo è necessario stabilire in primo luogo quale sia la motivazione per la quale siamo disposti a rischiare tutte le brutte conseguenze di cui sopra, cosa cioè valga la pena di essere difeso con le unghie e coi denti, identificandolo con chiarezza.

E’ forse il tempo speso con la nostra famiglia? Quello dedicato a noi stessi? La possibilità di rilassarci in santa pace senza altri pensieri di sorta? Una volta stabilito ciò, sarà più facile mantenerci saldi sulla decisione presa.

In seconda battuta pensiamo alle conseguenze del “Si”; certo l’altra persona sarà contenta, ma a questo punto saremo noi a non esserlo più, ed ecco affacciarsi di nuovo l’ “allegra compagnia” delle ansie e delle ritorsioni, questa volta però evocata da noi.

Una volta noto il meccanismo alla base, non resta che trovare il modo migliore per declinare inviti e proposte in modo efficace ma cortese, ad esempio indicando altre persone più adatte di noi a portare a termine un compito (“Mi spiace, proprio non posso, forse però potresti chiederlo a Carla”) oppure prendendo tempo (“Non sono in grado di risponderti subito, devo prima controllare la mia agenda”).

Spesso, tuttavia, ci capita di avere a che fare con persone speciali, alle quali rifiutare una richiesta sembra essere quasi impossibile; vediamo più in dettaglio come rispondere in questi particolari casi.

  • Al capo

Negoziare la priorità.  Se ci viene affidato un lavoro urgente possiamo provare a stabilire col superiore tempi e modi di svolgere il nuovo incarico, in modo da valutare l’impatto della nuova attività su tutte quelle aperte, ripartendone eventualmente il carico anche su altre risorse.

Spesso, infatti, il primo scoglio è rappresentato dal nostro ego: da un lato ci lamentiamo dell’ennesimo carico, dall’altro siamo solleticati dall’idea di riuscire a fare tutto, bene, rimanendo nei tempi.

In questo modo sposteremo il “No” da un’attività (più urgente o più importante) ad una che lo è meno; i rapporti saranno salvi, il nostro tempo anche e in più avremo guadagnato il rispetto del nostro capo, grazie alla capacità dimostrata di mantenere saldi i limiti fra vita personale e lavorativa.

  • Al partner

Non confondere il rifiuto della proposta con il rifiuto della persona e soprattutto, trasmettere questo concetto all’altro con la massima trasparenza, per evitare fraintendimenti o ripicche (e, in questo caso, il problema è tutto suo).

In questa situazione potrebbe essere utile proporre un’alternativa: “non mi va di andare al cinema, ma potremmo fare una passeggiata”.  In questo modo il partner si sente comunque confortato mentre capisce la nostra necessità di voler fare qualcosa di diverso.

  • Alla mamma

Eccoci nel regno del senso di colpa, occorre fare molta attenzione perchè qui certi  “No” mancati possono davvero fare la differenza nella nostra vita.

Senza entrare nell’ambito della psicologia, ma rimanendo in quello del buon senso, si può affermare che onestà e persistenza possono aiutare molto a risolvere il problema: opponendo resistenza in modo fermo ma gentile, dimostriamo a chi ci ama che teniamo così tanto a noi stessi da voler decidere da soli qual è la strada giusta per noi e questo, in fondo, è l’obiettivo di ogni genitore.

Apriamo gli occhi

Anche quando si tratta di salvaguardare il nostro tempo, quindi, vale la stessa regola di quando riordiniamo lo spazio: il focus non è cosa buttare, ma cosa tenere.

Ogni volta che giunge una proposta, soppesiamo bene se quello che ci viene chiesto di fare è in linea con il tipo di persona che vogliamo essere o con il tipo di vita che vogliamo fare, perchè in ogni caso il confronto con noi stessi  non tarderà ad arrivare.

Hai mai riflettuto sul fatto che un “Si” detto alla persona o al momento sbagliato possa avere le stesse ripercussioni di un “No”? Come ti sei sentito quando volevi, e sei riuscito, a dire “No”? Raccontalo qui sotto nei commenti!

M come Mappe Mentali (quando il cervello si diverte)

 

M come Mind Map

Ultimamente si parla tantissimo di “learning to learn”, ovvero della capacità di sviluppare nuove abilità nel campo dell’apprendimento e di utilizzarle in maniera organizzata e consapevole per raggiungere obiettivi più alti in ogni ambito.

Lo sviluppo di questo nuova area di interesse si deve alla necessità, da parte degli studenti stessi (specialmente universitari) di comprendere meglio il meccanismo alla base dell’apprendimento. La capacità di imparare e di saper organizzare il tempo dedicato allo studio, infatti, è spesso data per scontata da parte dei docenti, come se il solo fatto di frequentare la scuola bastasse di per sé a rendere tutti gli studenti dei super esperti di tali tecniche.

In realtà l’esperienza dell’apprendimento è totalmente personale e, molto spesso, inconsapevole. Anche se alcune pratiche come prendere appunti o ripetere ad alta voce sono da tutti riconosciute come le tecniche migliori per memorizzare i concetti, non è detto che tutti gli studenti riescano ad utilizzarle negli stessi tempi e con gli stessi risultati.

Aggiungiamo poi l’aumento spropositato di stimoli e informazioni, la capacità di attenzione inferiore a quella di un pesce rosso, l’incremento della competizione sia a scuola che nel mondo del lavoro e quello che otteniamo è una crescente difficoltà a trattenere nella nostra mente le informazioni apprese per utilizzarle al momento opportuno.

Fra le tecniche più interessanti per aumentare la capacità del cervello di recepire, trattenere e utilizzare le informazioni vi sono le mappe mentali.

Mappa mentale o mappa concettuale?

La maggiore possibilità, rispetto al passato, di riconoscere e determinare i casi di disturbo dell’apprendimento  (noti come DSA) ha comportato un uso più ampio, anche all’interno dei testi scolastici, di schemi e rappresentazioni grafiche di vario tipo.

In realtà a scuola si fa un grandissimo uso delle “Mappe Concettuali”, ideate negli anni settanta da Joseph Novak, docente della Cornell University (la stessa in cui è stato messo a punto il metodo Cornell per prendere appunti) mentre le “Mappe Mentali”, ideate pressapoco nello stesso periodo dallo psicologo Tony Buzan, non sono ancora così conosciute e utilizzate né in ambito scolastico né tanto meno in quello lavorativo.

La differenza fra i due sistemi, che vengono spesso confusi, è data sia dalla struttura (la mappa concettuale viene costruita dall’alto verso il basso, mentre la mappa mentale ha una struttura radiante e si legge in senso orario) che dalla finalità (la mappa concettuale è utile soprattutto per comprendere profondamente un argomento, mentre la mappa mentale per memorizzare dei concetti).

Gli elementi delle mappe mentali

Le mappe mentali sono rappresentazioni grafiche costruite attorno a un’idea centrale dalla quale si sviluppano, come i rami di un albero, le idee secondarie.

Il collegamento delle idee fra loro è dato da linee curve che si estendono dall’interno verso l’esterno e che a loro volta si suddividono ed estendono ulteriormente per raggiungere un maggiore livello di dettaglio.

Mentre nelle mappe concettuali è possibile inserire anche brevi descrizioni, nelle mappe mentali, al contrario, l’uso delle parole è ridotto al minimo. Si fa invece un largo utilizzo dei disegni e del colore, che consentono di velocizzare e “vivacizzare” al tempo stesso il processo di memorizzazione. Più i disegni sono buffi o assurdi (ad esempio, per descrivere la battaglia di Salamina disegnerò un piccolo salame!) più facilmente ricorderemo i concetti.

Oltre la memorizzazione…

Grazie alla capacità di evidenziare i collegamenti fra i concetti, le mappe mentali possono essere utilizzate anche per altre attività, quali ad esempio:

  • Presentazioni aziendali o scolastiche
  • Brainstorming e risoluzione dei problemi
  • Prendere appunti
  • Pianificazione di progetti ed eventi e, naturalmente, …. per organizzarsi!

… e oltre le mappe mentali!

L’associazione fra disegno e testo per ricordare i concetti è talmente potente che viene spesso utilizzata al di fuori dello schema della mappa mentale. Il metodo è noto come sketchnoting  ed è stato creato nel 2007 da Mike Rhode, designer e illustratore, che ha ideato questo innovativo metodo per  prendere appunti durante meeting o eventi di vario tipo.

Negli Stati Uniti è nata addirittura una professione, ora importata anche in Italia, il facilitatore grafico, una persona che durante riunioni o convegni rappresenta graficamente i contenuti in modo che siano maggiormente comprensibili dai partecipanti.

Insomma, con le mappe mentali, i disegni e i colori, il cervello si diverte, si attiva integralmente in quanto entrambi gli emisferi partecipano al processo di apprendimento e memorizzazione!

Guarda questa mappa, non ti fa venire voglia di provarci subito?