N come (dimmi di) No

N come No

Dire sempre “Si” e caricarsi dell’ennesimo impegno in un’agenda già densa è l’equivalente del tornare a casa con un altro oggetto che non sappiamo dove mettere e che andrà ad accumularsi a tutti quelli che già appesantiscono l’ambiente che ci circonda, succhiando via il nostro tempo e la nostra energia.

Il legame fra lo spazio e il tempo è talmente stretto che spesso ci rapportiamo a entrambi con la stessa modalità, anche se non ce ne rendiamo conto.

Così come non riusciamo a resistere all’ennesimo maglioncino o al formidabile attrezzo ginnico che pensiamo sia in grado di appiattirci la pancia con la sua sola presenza in casa nostra, altrettanto pensiamo di non poter tollerare le conseguenze di un rifiuto da parte della persona che lo riceve.

In entrambi i casi, non siamo riusciti a dire “No”.

Cause…

Cosa si nasconde dietro la difficoltà di pronunciare questa parolina così breve ma così terribile è materia da psicologo e in rete si trovano tanti articoli che scandagliano tutte le cause dell’incapacità di opporsi al volere degli altri, prima fra tutte la paura di deludere chi crede in noi, segue quella di rompere equilibri consolidati, la paura della pressione sociale, l’onnipresente senso di colpa e quella di rovinare i rapporti.

Qualunque sia il motivo che ci blocca, quello che veramente ci interessa è come riuscire ad affermare la nostra volontà senza temere le conseguenze della scelta fatta.

…. e rimedi!

Per farlo è necessario stabilire in primo luogo quale sia la motivazione per la quale siamo disposti a rischiare tutte le brutte conseguenze di cui sopra, cosa cioè valga la pena di essere difeso con le unghie e coi denti, identificandolo con chiarezza.

E’ forse il tempo speso con la nostra famiglia? Quello dedicato a noi stessi? La possibilità di rilassarci in santa pace senza altri pensieri di sorta? Una volta stabilito ciò, sarà più facile mantenerci saldi sulla decisione presa.

In seconda battuta pensiamo alle conseguenze del “Si”; certo l’altra persona sarà contenta, ma a questo punto saremo noi a non esserlo più, ed ecco affacciarsi di nuovo l’ “allegra compagnia” delle ansie e delle ritorsioni, questa volta però evocata da noi.

Una volta noto il meccanismo alla base, non resta che trovare il modo migliore per declinare inviti e proposte in modo efficace ma cortese, ad esempio indicando altre persone più adatte di noi a portare a termine un compito (“Mi spiace, proprio non posso, forse però potresti chiederlo a Carla”) oppure prendendo tempo (“Non sono in grado di risponderti subito, devo prima controllare la mia agenda”).

Spesso, tuttavia, ci capita di avere a che fare con persone speciali, alle quali rifiutare una richiesta sembra essere quasi impossibile; vediamo più in dettaglio come rispondere in questi particolari casi.

  • Al capo

Negoziare la priorità.  Se ci viene affidato un lavoro urgente possiamo provare a stabilire col superiore tempi e modi di svolgere il nuovo incarico, in modo da valutare l’impatto della nuova attività su tutte quelle aperte, ripartendone eventualmente il carico anche su altre risorse.

Spesso, infatti, il primo scoglio è rappresentato dal nostro ego: da un lato ci lamentiamo dell’ennesimo carico, dall’altro siamo solleticati dall’idea di riuscire a fare tutto, bene, rimanendo nei tempi.

In questo modo sposteremo il “No” da un’attività (più urgente o più importante) ad una che lo è meno; i rapporti saranno salvi, il nostro tempo anche e in più avremo guadagnato il rispetto del nostro capo, grazie alla capacità dimostrata di mantenere saldi i limiti fra vita personale e lavorativa.

  • Al partner

Non confondere il rifiuto della proposta con il rifiuto della persona e soprattutto, trasmettere questo concetto all’altro con la massima trasparenza, per evitare fraintendimenti o ripicche (e, in questo caso, il problema è tutto suo).

In questa situazione potrebbe essere utile proporre un’alternativa: “non mi va di andare al cinema, ma potremmo fare una passeggiata”.  In questo modo il partner si sente comunque confortato mentre capisce la nostra necessità di voler fare qualcosa di diverso.

  • Alla mamma

Eccoci nel regno del senso di colpa, occorre fare molta attenzione perchè qui certi  “No” mancati possono davvero fare la differenza nella nostra vita.

Senza entrare nell’ambito della psicologia, ma rimanendo in quello del buon senso, si può affermare che onestà e persistenza possono aiutare molto a risolvere il problema: opponendo resistenza in modo fermo ma gentile, dimostriamo a chi ci ama che teniamo così tanto a noi stessi da voler decidere da soli qual è la strada giusta per noi e questo, in fondo, è l’obiettivo di ogni genitore.

Apriamo gli occhi

Anche quando si tratta di salvaguardare il nostro tempo, quindi, vale la stessa regola di quando riordiniamo lo spazio: il focus non è cosa buttare, ma cosa tenere.

Ogni volta che giunge una proposta, soppesiamo bene se quello che ci viene chiesto di fare è in linea con il tipo di persona che vogliamo essere o con il tipo di vita che vogliamo fare, perchè in ogni caso il confronto con noi stessi  non tarderà ad arrivare.

Hai mai riflettuto sul fatto che un “Si” detto alla persona o al momento sbagliato possa avere le stesse ripercussioni di un “No”? Come ti sei sentito quando volevi, e sei riuscito, a dire “No”? Raccontalo qui sotto nei commenti!

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K come Kakebo (al contrario!)

Da qualche anno è arrivato anche in Italia il magico quadernino giapponese per tenere i conti di casa. La semplicità di uso e l’immediatezza che lo caratterizzano hanno fatto presa su tutte quelle persone che hanno necessità di tenere sotto controllo la spesa corrente senza impazzire con app e programmi vari di contabilità, il metodo infatti è totalmente analogico.

In due parole, come funziona?

L’obiettivo dichiarato del Kakebo è insegnare a risparmiare e soprattutto a riflettere sul proprio stile di vita. Ogni mese si devono registrare sia il proprio reddito che  le spese fisse, mentre le spese variabili vengono segnate settimana per settimana, suddivise in quattro macro categorie: sopravvivenza, optional, cultura, extra.

Il sistema è progressivo e basta sfogliare le pagine per rendersi conto, a colpo d’occhio, di quanto si è speso fino a quel momento.

E’ chiaro che tenere sotto controllo le spese è un esigenza di tutte le famiglie, perciò ben venga ogni sistema, digitale o no, che serve allo scopo.

Il Kakebo però, in questo senso ha una marcia in più, perché più che un sistema di controllo delle spese è un esercizio di consapevolezza.

In che senso?

è chiaro che a spendere siamo tutti bravi, ma la prima cosa che ti fa fare il kakebo è riflettere anche se spendi troppo poco

Proviamo con il kakebo al contrario. Proviamo a considerarlo non  solo come strumento per tenere sotto controllo la spesa, ma anche e soprattutto come strumento per controllare dove non spendiamo abbastanza.

Attraverso un controllo puntuale delle spese si può certo capire dove si spende troppo ma soprattutto dove non si spende abbastanza. Per esempio, se la maggior parte delle spese sono in “sopravvivenza”, significa che lo è anche il nostro stile di vita. Uno stile caratterizzato quasi solo da spese necessarie significa che è non stiamo vivendo, stiamo appunto sopravvivendo, limando via tutto quello che non è strettamente necessario. Uno stile di vita che alla lunga diventa debilitante e malsano, come una dieta ipocalorica.

Se le spese registrate alla voce “optional” sono poche o assenti non significa solo che siamo bravi a risparmiare, può significare anche che il divertimento nella nostra famiglia è associato soprattutto allo stare in casa, il chè non è necessariamente un male (magari passiamo le serate a giocare tutti insieme a Monopoli), ma potrebbe indicare eccesso di giochi elettronici e tv.

Idem per la voce cultura: ci sono settimane che passano senza registrare neanche i due euro della Settimana Enigmistica? Forse ci siamo lasciati andare e non investiamo più su noi stessi; da quanto tempo non compriamo un libro, non andiamo a un concerto, a una mostra di arte? E perché non lo facciamo più spesso? Oppure lo facciamo da soli e non in famiglia?

Insomma, il Kakebo è uno strumento che ci può dire tantissime cose, ma anche quello che non ci dice che può essere importante!

E tu hai mai provato a usare il Kakebo come strumento di controllo del budget?

Oppure abbiamo molte spese

KakeboDa qualche anno è arrivato anche in Italia il magico quadernino giapponese per tenere i conti di casa. La semplicità di uso e l’immediatezza che lo caratterizzano hanno fatto presa su tutti coloro che hanno necessità di tenere sotto controllo la spesa corrente senza però impazzire con app e programmi vari di contabilità, il metodo infatti è totalmente analogico. Tenere sotto controllo le spese è un esigenza di tutte le famiglie, perciò ben venga ogni sistema, digitale o meno, che serve allo scopo.

Prima di tutto, come funziona?

L’obiettivo dichiarato del Kakebo è insegnare a risparmiare e soprattutto a riflettere sul proprio stile di vita. 

Ogni mese si prende nota sia del proprio reddito che delle spese fisse, mentre settimanalmente si registrano tutte le spese variabili, che vengono suddivise in quattro macro categorie: sopravvivenza, optional, cultura, extra.

Il sistema è progressivo e basta sfogliare le pagine per rendersi conto, a colpo d’occhio, sia di quanto abbiamo speso fino a quel momento sia di quali siano le categorie in cui i consumi familiari si concentrano maggiormente.

Il Kakebo però, in questo senso ha una marcia in più, perché più che un sistema di controllo delle spese è un esercizio di consapevolezza.

Chi più spende…

La forza del Kakebo sta nella sua capacità di stimolare una riflessione sulle spese, allora proviamo a considerarlo non solo come uno strumento per tenere sotto controllo il budget, ma anche e soprattutto come strumento per controllare dove non spendiamo abbastanza.

Per esempio, se la maggior parte delle spese sono in “sopravvivenza”, significa che lo è anche il nostro modo di vivere. Uno stile di vita caratterizzato quasi solo da spese necessarie significa che non stiamo “vivendo”, stiamo appunto “sopravvivendo”, limando via tutto quello che non è strettamente necessario.

Una condotta che alla lunga diventa debilitante e malsana, come una dieta ipocalorica.

Se le spese registrate alla voce “optional” sono poche o assenti non significa solo che siamo bravi a risparmiare, può significare anche che il divertimento nella nostra famiglia è associato soprattutto allo stare in casa, il ché non è di per sé necessariamente un male (magari passiamo le serate a giocare tutti insieme a Monopoli), ma potrebbe indicare eccesso di giochi elettronici e inerzia davanti alla tv.

Idem per la voce cultura: ci sono settimane che passano senza registrare neanche i due euro della Settimana Enigmistica? Forse ci siamo lasciati andare e non investiamo più su noi stessi; da quanto tempo non compriamo un libro, non andiamo a un concerto, a una mostra di arte? E perché non lo facciamo più spesso? Oppure lo facciamo sempre da soli e mai in famiglia?

Insomma, il Kakebo è uno strumento che ci può dire tantissime cose, ma è soprattutto quello che non dice che può essere importante!

Alla ricerca del giusto equilibrio

Con il Kakebo possiamo inoltre identificare e tenere sotto controllo particolari categorie di spesa (make-up, take away, abbigliamento….) nelle quali temiamo di spendere troppo per scoprire se è effettivamente così. Potremmo accorgerci che certe uscite sono incomprimibili, o che la drastica diminuzione in una categoria implica un aumento in un’altra (ad es. diminuiscono le cene fuori ma aumenta la spesa di alimentari, luce e gas). Insomma tutto va soppesato e messo in relazione per trovare l’equilibrio giusto per noi.

E tu usi il Kakebo unicamente come strumento di controllo del budget o come metodo per riflettere sul tuo stile di vita? Cosa ne pensi?

Lascia la tua opinione nei commenti!

 

 

Da qualche anno è arrivato anche in Italia il magico quadernino giapponese per tenere i conti di casa. La semplicità di uso e l’immediatezza che lo caratterizzano hanno fatto presa su tutte quelle persone che hanno necessità di tenere sotto controllo la spesa corrente senza impazzire con app e programmi vari di contabilità, il metodo infatti è totalmente analogico.

In due parole, come funziona?

L’obiettivo dichiarato del Kakebo è insegnare a risparmiare e soprattutto a riflettere sul proprio stile di vita. Ogni mese si devono registrare sia il proprio reddito che  le spese fisse, mentre le spese variabili vengono segnate settimana per settimana, suddivise in quattro macro categorie: sopravvivenza, optional, cultura, extra.

Il sistema è progressivo e basta sfogliare le pagine per rendersi conto, a colpo d’occhio, di quanto si è speso fino a quel momento.

E’ chiaro che tenere sotto controllo le spese è un esigenza di tutte le famiglie, perciò ben venga ogni sistema, digitale o no, che serve allo scopo.

Il Kakebo però, in questo senso ha una marcia in più, perché più che un sistema di controllo delle spese è un esercizio di consapevolezza.

In che senso?

è chiaro che a spendere siamo tutti bravi, ma la prima cosa che ti fa fare il kakebo è riflettere anche se spendi troppo poco

Proviamo con il kakebo al contrario. Proviamo a considerarlo non  solo come strumento per tenere sotto controllo la spesa, ma anche e soprattutto come strumento per controllare dove non spendiamo abbastanza.

Attraverso un controllo puntuale delle spese si può certo capire dove si spende troppo ma soprattutto dove non si spende abbastanza. Per esempio, se la maggior parte delle spese sono in “sopravvivenza”, significa che lo è anche il nostro stile di vita. Uno stile caratterizzato quasi solo da spese necessarie significa che è non stiamo vivendo, stiamo appunto sopravvivendo, limando via tutto quello che non è strettamente necessario. Uno stile di vita che alla lunga diventa debilitante e malsano, come una dieta ipocalorica.

Se le spese registrate alla voce “optional” sono poche o assenti non significa solo che siamo bravi a risparmiare, può significare anche che il divertimento nella nostra famiglia è associato soprattutto allo stare in casa, il chè non è necessariamente un male (magari passiamo le serate a giocare tutti insieme a Monopoli), ma potrebbe indicare eccesso di giochi elettronici e tv.

Idem per la voce cultura: ci sono settimane che passano senza registrare neanche i due euro della Settimana Enigmistica? Forse ci siamo lasciati andare e non investiamo più su noi stessi; da quanto tempo non compriamo un libro, non andiamo a un concerto, a una mostra di arte? E perché non lo facciamo più spesso? Oppure lo facciamo da soli e non in famiglia?

Insomma, il Kakebo è uno strumento che ci può dire tantissime cose, ma anche quello che non ci dice che può essere importante!

E tu hai mai provato a usare il Kakebo come strumento di controllo del budget?

Oppure abbiamo molte spese

Da qualche anno è arrivato anche in Italia il magico quadernino giapponese per tenere i conti di casa. La semplicità di uso e l’immediatezza che lo caratterizzano hanno fatto presa su tutte quelle persone che hanno necessità di tenere sotto controllo la spesa corrente senza impazzire con app e programmi vari di contabilità, il metodo infatti è totalmente analogico.

In due parole, come funziona?

L’obiettivo dichiarato del Kakebo è insegnare a risparmiare e soprattutto a riflettere sul proprio stile di vita. Ogni mese si devono registrare sia il proprio reddito che  le spese fisse, mentre le spese variabili vengono segnate settimana per settimana, suddivise in quattro macro categorie: sopravvivenza, optional, cultura, extra.

Il sistema è progressivo e basta sfogliare le pagine per rendersi conto, a colpo d’occhio, di quanto si è speso fino a quel momento.

E’ chiaro che tenere sotto controllo le spese è un esigenza di tutte le famiglie, perciò ben venga ogni sistema, digitale o no, che serve allo scopo.

Il Kakebo però, in questo senso ha una marcia in più, perché più che un sistema di controllo delle spese è un esercizio di consapevolezza.

In che senso?

è chiaro che a spendere siamo tutti bravi, ma la prima cosa che ti fa fare il kakebo è riflettere anche se spendi troppo poco

Proviamo con il kakebo al contrario. Proviamo a considerarlo non  solo come strumento per tenere sotto controllo la spesa, ma anche e soprattutto come strumento per controllare dove non spendiamo abbastanza.

Attraverso un controllo puntuale delle spese si può certo capire dove si spende troppo ma soprattutto dove non si spende abbastanza. Per esempio, se la maggior parte delle spese sono in “sopravvivenza”, significa che lo è anche il nostro stile di vita. Uno stile caratterizzato quasi solo da spese necessarie significa che è non stiamo vivendo, stiamo appunto sopravvivendo, limando via tutto quello che non è strettamente necessario. Uno stile di vita che alla lunga diventa debilitante e malsano, come una dieta ipocalorica.

Se le spese registrate alla voce “optional” sono poche o assenti non significa solo che siamo bravi a risparmiare, può significare anche che il divertimento nella nostra famiglia è associato soprattutto allo stare in casa, il chè non è necessariamente un male (magari passiamo le serate a giocare tutti insieme a Monopoli), ma potrebbe indicare eccesso di giochi elettronici e tv.

Idem per la voce cultura: ci sono settimane che passano senza registrare neanche i due euro della Settimana Enigmistica? Forse ci siamo lasciati andare e non investiamo più su noi stessi; da quanto tempo non compriamo un libro, non andiamo a un concerto, a una mostra di arte? E perché non lo facciamo più spesso? Oppure lo facciamo da soli e non in famiglia?

Insomma, il Kakebo è uno strumento che ci può dire tantissime cose, ma anche quello che non ci dice che può essere importante!

E tu hai mai provato a usare il Kakebo come strumento di controllo del budget?

Oppure abbiamo molte spese

C come Crescita, Chiarezza e Consapevolezza

Crescita.png

Dove c’è organizzazione c’è crescita, questo è un dato di fatto.

C’è crescita soprattutto di tipo personale, ma anche nell’ambito del lavoro e nel rapporto con gli altri. Un po’ come accade quando si riordina una stanza e ci si libera di tutto quello che non serve più recuperando spazio prezioso, allo stesso modo succede con il tempo a nostra disposizione.

Quando l’organizzazione entra nella nostra vita, lo spazio e il tempo vengono modificati in base alle nostre vere necessità e priorità e ci viene restituito il tempo per coltivare interessi e passioni. Eliminando la confusione e concentrandoci su quello di cui realmente sentiamo il bisogno, si fa anche chiarezza: è più evidente quello che abbiamo, ma soprattutto quello che ci manca.

Così come dopo aver risistemato capiamo subito se abbiamo bisogno di nuove scarpe o nuovi bicchieri, eliminando il rumore di fondo dalle nostre giornate  ci è più chiaro quali sono i legami che contano davvero, la direzione che si vuole dare alla propria vita privata o lavorativa, le cose di cui si può fare tranquillamente a meno e quelle che invece ci risultano indispensabili per andare avanti.

L’organizzazione è un viaggio che spesso origina proprio dalle banali difficoltà vissute nel quotidiano e che comincia davvero solo quando le persone prendono coscienza di quello che vogliono cambiare, del traguardo a cui vogliono arrivare e soprattutto delle motivazioni alla base del processo.

A volte, infatti, ci assale un dubbio

Quello che sto facendo ora, può essere fatto in maniera più scorrevole e meno faticosa? Quando ci facciamo questa domanda cominciamo a guardare ciò che abbiamo intorno a noi con occhi nuovi,  creando la consapevolezza che le cose possono essere fatte in maniera diversa, migliore.

Facendoci guidare in questo percorso dalla chiarezza e dando finalmente spazio a quello che per noi è realmente importante, possiamo generare con le nostre forze importanti cambiamenti in tutti i settori della nostra esistenza.

Cosa ne pensi della relazione fra organizzazione e crescita della persona? Pensi che i benefici dell’organizzazione possano estendersi anche ad altri ambiti oltre a quelli dell’ambiente che ci circonda?