U come Umiltà

Ho fatto un errore. Ho cominciato a scrivere questo alfabeto sull’onda dell’entusiasmo pensando che la passione mi avrebbe sostenuto nel compito mentre, col senno di poi, mi sono resa conto che se avessi programmato i post con una certa logica, il lavoro sarebbe stato senz’altro più organico.

Tuttavia, cominciando a scrivere la lettera “U” ho realizzato con una piacevole sorpresa che le lettere mancanti, proprio come gli ultimi pezzi di di un puzzle, si incastrano perfettamente al loro posto.

L’umiltà è come la rete che tiene insieme tutto quello di cui abbiamo parlato finora; la capacità di delegare, quella di lasciare andare, saper chiedere aiuto o dire di no, avviare un percorso di crescita personale e tante altre interazioni ancora.

Debolezza o autenticità?

Nel pensiero di molti, la parola “umiltà” è sinonimo di rassegnazione e scarsa autostima e ha prevalentemente un’accezione negativa, specie in questi tempi in cui sono gli oggetti e la pubblicità a definire anche il nostro mondo interiore (come nella pubblicità – perchè io valgo!).

In realtà l’umiltà non riguarda l’essere remissivi o sottomessi, piuttosto ha a che fare con la completa accettazione dei propri limiti e con la consapevolezza delle proprie debolezze ed è difficilissima da fingere.

Umiltà e organizzazione

Che legame c’è quindi fra queste due realtà? L’organizzazione arriva quando l’umiltà le apre la porta, quando si prende atto che, così, non si può proprio andare avanti.

L’umiltà manca quando infiliamo centomila impegni in una giornata pensando di poter arrivare dappertutto senza pagare un prezzo, quando ci rendiamo conto che per fare una cosa abbiamo bisogno di aiuto ma ci intestardiamo a fare da soli, manca quando ne facciamo una questione di soldi e non di tempo, manca quando pensiamo di poter tenere tutto a mente.

Manca tutte le volte in cui pensiamo di fare le cose meglio degli altri e quindi le facciamo sempre e solo noi. Manca quando ci crediamo indispensabili.

Sono umile, invece, quando ammetto di avere bisogno di aiuto e di essere in difficoltà, di non avere tempo, di non fidarmi degli altri.

Ed è proprio dall’umiltà, che altro non è che la presa di coscienza dei propri limiti, che scaturisce la crescita, il desiderio di migliorarsi e di creare attorno e dentro sè stessi il giusto spazio per il miglioramento personale e della propria condizione, che potrà avvenire attraverso l’organizzazione.

Che ne pensi del legame che c’è fra organizzazione e umiltà? Non così immediato o, al contrario, logico? Sono curiosa di conoscere la tua opinione nei commenti.

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