B come Benessere

benessere

L’organizzazione non è il fine, ma il mezzo per portare il benessere nella vita delle persone. Molto spesso con la parola benessere si intende genericamente movimento fisico o mangiare sano, ma non sempre è così, o meglio, non è solo così.

Benessere è qualsiasi cosa ci faccia sentire bene, qualsiasi attività che sia in grado di riportare l’armonia fra la mente e il corpo, che aumenti e mantenga stabili le energie a nostra disposizione e abbia un effetto positivo sulle persone che ci circondano.

Questione di priorità

Le domande da porsi dunque sono: che cosa mi fa stare bene? Quali sono gli obiettivi e le priorità legate al mio stato di salute fisica e mentale? E come può aiutarmi l’organizzazione a raggiungere e mantenere uno stato di benessere?

  1. Prova a pensare a quale significato ha per te la parola benessere: leggere un libro? Ascoltare buona musica? Mangiare sano e leggero? Fare movimento?
  2. Considera ora le tue priorità: cosa è importante per te? Abbassare lo stress? Dimagrire? Rilassarti? O una combinazione di due o più di questi elementi?
  3. Ora prova a unire le due cose, portando un po’ di benessere in ogni giorno nella tua settimana, per esempio:
  • Lunedi fai un bagno rilassante
  • Martedì svegliati 30 minuti prima
  • Mercoledì mangia vegetariano
  • Giovedì fai esercizio fisico
  • Venerdì bevi una tisana
  • Sabato fai una passeggiata
  • Domenica occupati della tua dimensione spirituale, prega, medita, o leggi un libro.

Se decidi concentrarti su un’unica priorità, ad esempio fare più attività fisica, puoi usare lo stesso metodo per incrementare il livello di intensità fino a raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato: lunedì 15 minuti, martedì 30 minuti e così via.

L’importante è non dimenticarsi di sé stessi, non dimenticarsi di “stare bene”, cercando sempre di  ripristinare o aumentare il livello di energie.

Hai mai provato a prenderti cura di te ogni giorno? Quali sono le cose che ti fanno stare bene?

 

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A come Ambiente

L’organizzazione è come un abito di alta sartoria, più è cucito addosso, più sta bene. Ovvero, il significato di questa parola non è lo stesso per tutti.

Ho pensato quindi di scrivere  una serie di post sulle parole dell’organizzazione, senza la pretesa  di darne un’unica interpretazione  e perciò ecco qui la lettera “A”, per cominciare proprio dal principio.

ambiente

Un luogo speciale

Per “ambiente” intendo il luogo in cui trascorriamo la maggior parte del tempo, come l’ufficio, la scuola, la casa, o una sua stanza particolare, spesso attorniati dal disordine o dalla confusione.

Un ambiente colmo di cianfrusaglie e oggetti fuori posto è “chiassoso” anche se vi è silenzio e ogni volta che lo sguardo si sposta sugli oggetti che sono sparpagliati ovunque, una parte della nostra energia, che dovrebbe essere invece convogliata verso attività piacevoli e rigeneranti, si disperde.

Per capire l’effetto che il riordino può avere sulla  nostra riserva energetica, basta pensare alla sensazione che si prova quando si apre la porta della camera di un hotel; la vista della stanza riordinata, arieggiata e soprattutto con tutte le superfici libere ci fa sentire immediatamente rilassati. Nessun oggetto di cui occuparsi, nessuna decisione da prendere, nessun pensiero, tranne noi e il motivo per cui ci troviamo lì.

 Se l’ambiente in cui trascorriamo le nostre giornate non assomiglia per niente all’ideale che abbiamo in mente, cosa possiamo fare?

Alcune considerazioni

  1. Poniti al centro della stanza. Che sensazione provi quando ti trovi lì? Quella stanza aggiunge o sottrae energie alla tua mente?
  2. Cosa non funziona? Se la sensazione che prevale è il disagio, cerca di capire da che cosa è determinato. Dal numero di oggetti? Dal fatto che non hanno una collocazione propria? O forse dai ricordi che evocano?
  3. Cosa funziona? Non è necessario cambiare quello che funziona bene. Se alcune zone sono già organizzate in armonia con le nostre abitudini e gli oggetti sono sistemati in modo da essere a portata di mano quando servono, non c’è motivo di cambiarne la disposizione.
  4. Il punto di origine. Se potessi intervenire in maniera radicale, ad esempio svuotando completamente la stanza, da dove cominceresti?
  5. Spazio condiviso. Se il disordine non è un tuo problema, ma piuttosto è il problema di chi condivide lo spazio con te, non è bene imporre un “riordino forzato”. E’ meglio limitarsi ad intervenire solo sullo spazio che è sotto il nostro diretto controllo, un cassetto, una scrivania, un armadio. Così come il disordine, anche l’ordine ha la tendenza a propagarsi.

Hai mai considerato la connessione fra il tuo ambiente  e la tua energia? Oppure riesci a scindere le due cose e a non farti influenzare da quello che ti circonda?

 

Il momento giusto

Se dico “persona organizzata” quale immagine ti viene in mente? A me, per esempio, si materializza davanti agli occhi l’immagine di una persona indaffarata, in movimento, che si divide tra mille attività.

tempo

Invece no. L’immagine giusta dovrebbe essere quella di una persona seduta a un tavolo, magari con penna e taccuino.

Quello che intendo dire è che l’organizzazione parte, come prima cosa, dalla testa, dal pensiero. Il primo passo è fermarsi un attimo e ragionare sulla scansione della propria giornata.

 La chiave dell’essere organizzati

C’è un unico momento per fare le cose, quello giusto. E quale sia lo conosci solo tu. Esistono varie fasi nella giornata di una persona, momenti in cui l’energia è al massimo, momenti in cui è al minimo. Ci sono orari e impegni inderogabili, momenti di calma, momenti di affanno. E’ importante sedersi al tavolo e essere onesti nei propri confronti. Ripensare alla propria giornata tipo, farsi delle domande, dialogare con sé stessi e domandarsi qual è il momento giusto per fare quella cosa per la quale non troviamo mai il tempo.

Qualche indicazione pratica

  1. Osservare l’andamento dell’energia giornaliera: quando sono al lavoro, qual è la parte della giornata in cui si concentra il massimo del rendimento? Quale invece quella in cui sono maggiormente stanco?
  2. Valutare anche le condizioni esterne: quali sono i momenti di maggiore calma? E quelli in cui è più probabile che le persone abbiano bisogno di me?
  3. Iniziare cominciando a strutturare piccole routines giornaliere facendo alcune cose sempre ad un determinato orario, come ad esempio fare colazione, vestirsi, svuotare la lavastoviglie, controllare la posta elettronica.
  4. Ampliando la vista sulla settimana, o sul mese, domandarsi quali sono i giorni più adatti per portare a termine determinate commissioni, tenendo conto degli impegni fissi.
  5. Impostare delle routines sulla settimana e sul mese: stabilire il giorno migliore per fare le commissioni, quello per fare la spesa, quello per dedicarsi al lavoro ai  progetti più impegnativi o a quelli più leggeri.
  6. Infine, ascoltarsi, essere flessibili e pronti a modificare i propri piani in base all’evolversi naturale delle giornate o al presentarsi di eventi imprevisti e inattesi.

E tu, hai mai considerato la combinazione fra il tempo e le energie a disposizione, o affronti le situazioni come si presentano senza pianificare in anticipo?