D come Delegare

D come Delega post.pngDelegare, ovvero lasciare che altri si occupino di quello che dovremmo fare noi, è fondamentale, ma per chi ama l’organizzazione delegare è difficilissimo. Ci sono vari aspetti da considerare, alcuni dei quali hanno a che fare con la parte più  intima di noi, altri semplicemente sono di ordine pratico.

Riuscire a delegare

Delegare vuol dire perdere il controllo diretto di quello che si fa, lasciare che altri facciano al posto nostro, forse meglio, forse peggio di come lo faremmo noi, in ogni caso in maniera diversa. Chi ama avere il controllo di tutto, può trovarsi in grande difficoltà nel compiere questo passo, perché rende evidente quanta (s)fiducia riponiamo negli altri riguardo alla capacità di portare a termine un compito al posto nostro.

Siamo i Re e le Regine del tempo e dello spazio a nostra disposizione, e cedere anche solo un pochino queste risorse a qualcun altro è un po’….fastidioso! Prima di tutto può farci sentire incapaci (se devo chiedere a qualcun altro di farlo, significa che da solo non ci riesco!), poi ci allerta per la paura di diventare dipendenti da chi abbiamo incaricato (e se poi mi lascia a piedi da un momento all’altro?) e ci carica di ansia nei confronti del futuro (se non imparo a farlo io come farò un domani?).

Capire questi meccanismi è fondamentale per riuscire a cedere un po’ di “sovranità”! Nessun Re cura personalmente i giardini della sua reggia e probabilmente in questo il giardiniere è molto più capace di lui.

Chi deve indirizzare in maniera prioritaria le proprie energie nella gestione di progetti a lungo termine in casa, al lavoro e  in famiglia non ha letteralmente tempo di fare tutto quanto. Chiedere o accettare l’aiuto degli altri non è “lasciare il comando” anzi, ci aiuta a concentrarci su obiettivi più alti e più meritevoli della nostra attenzione.

Saper delegare

Fatto il primo passo, resta da capire cosa delegare e chi incaricare.

Qui entrano in gioco le nostre priorità. Quello che sta in cima alla lista è ciò di cui ci vogliamo occupare personalmente, l’obiettivo più alto, mentre quello che posso delegare è tutto ciò che può aiutarmi a raggiungere quell’obiettivo.

Le azioni che possono essere affidate ad altri, tipicamente, sono le azioni a basso valore aggiunto, i compiti ripetitivi, quelli a somma negativa, in cui il dispendio energetico per essere portati a termine è più alto del vantaggio che si otterrebbe in cambio.

La persona giusta a cui affidare l’incarico deve possedere tre capacità fondamentali; quella di sapersi porre in ascolto delle nostre necessità, l’affidabilità e la competenza. Da parte nostra quando “ci affidiamo” a questa persona cerchiamo di tollerare un buon margine di imperfezione, soprattutto se il compito affidato non è proprio semplice.

Alcune indicazioni

  1. Delegare è un investimento sul futuro, praticamente è come insegnare a qualcuno a pescare invece che regalargli dei pesci.
  2. Se non chiedi mai aiuto, gli altri penseranno che riesci a fare tutto da solo. Se “alleni” le altre persone a sviluppare questa sensibilità nei tuoi confronti, chiedere aiuto sarà sempre più semplice.
  3. Metti sempre davanti il fine e non il mezzo: l’importante è portare a termine il compito, non chi lo fa e neanche come lo fa. Tra l’altro non è detto che la nostra procedura sia la migliore, forse non abbiamo mai avuto tempo di testarne un’altra o di vedere la stessa cosa da un altro punto di vista.

Quanto è difficile per te delegare un compito? Hai mai incaricato qualcuno di portare a termine un compito complesso? Raccontami nei commenti come è andata!

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C come Crescita, Chiarezza e Consapevolezza

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Dove c’è organizzazione c’è crescita, questo è un dato di fatto.

C’è crescita soprattutto di tipo personale, ma anche nell’ambito del lavoro e nel rapporto con gli altri. Un po’ come accade quando si riordina una stanza e ci si libera di tutto quello che non serve più recuperando spazio prezioso, allo stesso modo succede con il tempo a nostra disposizione.

Quando l’organizzazione entra nella nostra vita, lo spazio e il tempo vengono modificati in base alle nostre vere necessità e priorità e ci viene restituito il tempo per coltivare interessi e passioni. Eliminando la confusione e concentrandoci su quello di cui realmente sentiamo il bisogno, si fa anche chiarezza: è più evidente quello che abbiamo, ma soprattutto quello che ci manca.

Così come dopo aver risistemato capiamo subito se abbiamo bisogno di nuove scarpe o nuovi bicchieri, eliminando il rumore di fondo dalle nostre giornate  ci è più chiaro quali sono i legami che contano davvero, la direzione che si vuole dare alla propria vita privata o lavorativa, le cose di cui si può fare tranquillamente a meno e quelle che invece ci risultano indispensabili per andare avanti.

L’organizzazione è un viaggio che spesso origina proprio dalle banali difficoltà vissute nel quotidiano e che comincia davvero solo quando le persone prendono coscienza di quello che vogliono cambiare, del traguardo a cui vogliono arrivare e soprattutto delle motivazioni alla base del processo.

A volte, infatti, ci assale un dubbio

Quello che sto facendo ora, può essere fatto in maniera più scorrevole e meno faticosa? Quando ci facciamo questa domanda cominciamo a guardare ciò che abbiamo intorno a noi con occhi nuovi,  creando la consapevolezza che le cose possono essere fatte in maniera diversa, migliore.

Facendoci guidare in questo percorso dalla chiarezza e dando finalmente spazio a quello che per noi è realmente importante, possiamo generare con le nostre forze importanti cambiamenti in tutti i settori della nostra esistenza.

Cosa ne pensi della relazione fra organizzazione e crescita della persona? Pensi che i benefici dell’organizzazione possano estendersi anche ad altri ambiti oltre a quelli dell’ambiente che ci circonda?